Riduzione dei costi della politica

Di fronte all’emergenza economica il Pd ritiene che la politica debba dare un contributo concreto di sobrietà e di responsabilità, lottando invece contro le concezioni demagogiche che rischiano di confondere tutto e non risolvere nulla.

Per questa ragione il Pd ha da tempo messo a punto precise proposte e dato vita a concrete iniziative parlamentari sul tema dei costi della politica e delle riforme istituzionali. Al Senato ha anche presentato emendamenti alla manovra del governo insieme a Idv e Udc, misure che il governo e la maggioranza hanno respinto, impedendone l’approvazione, ma che restano validi punti di riferimento per gli interventi da realizzare.

- Riduzione numero dei parlamentari. Il Pd ha presentato da tempo diverse proposte di legge per ridurre entro la legislatura, il numero dei parlamentari e cambiare le funzioni del Senato. Per esempio, una Camera con 400 deputati e un Senato Federale con 200 senatori. E’ possibile calendarizzare già dal prossimo settembre il provvedimento volto alla riduzione dei parlamentari.

- Retribuzioni dei parlamentari. Il Pd punta a modificare la legge del 1965 che lega la retribuzione dei parlamentari alla retribuzione dei magistrati italiani, per scegliere un nuovo parametro. L’obiettivo è di allineare l’Italia alla media delle retribuzioni dei parlamentari degli altri paesi europei.

- Vitalizi. Con una decisione interna alla Camera e al Senato (gli organi costituzionali hanno un’autonomia decisionale sul proprio bilancio) il Pd propone di rivedere entro la legislatura i vitalizi dei parlamentari riportandoli al sistema previdenziale in vigore per tutti gli altri cittadini iscritti all’Inps.

- Risparmi e trasparenza su affitti e servizi. Il Pd propone di lavorare concretamente all’interno dei bilanci di Camera e Senato per ridurre la spesa collegata agli immobili (affitti), per dare trasparenza e risparmiare sui servizi offerti.

- Gli emendamenti al Senato. Con gli emendamenti alla manovra proposti anche insieme a Idv e a Udc il Pd punta inoltre ad alcune riforme capaci di dare un contributo importante al contenimento della spesa pubblica.

Tra queste proposte vi sono:
1. L’accentramento dei comuni più piccoli.
2. L’accorpamento delle province sotto i 500.000 abitanti (di fatto si arriverebbe ad un dimezzamento delle attuali province).
3. L’accorpamento delle società che fanno capo ai comuni (un comune non potrà avere più di una società: e così verrebbero meno migliaia di aziende, con i relativi consiglieri).
4. La totale incompatibilità dell’incarico dei parlamentari con qualsiasi altro incarico (sindaco, consigliere, presidente di provincia…).
5. Taglio delle auto blu e dei voli blu, limitandone l’uso a chi ne ha davvero bisogno.
6. Reintroduzione del tetto alla retribuzione dei manager pubblici

Queste proposte costituiscono un punto fermo del Pd, un patrimonio di iniziative sulle quali daremo battaglia e che il Pd si impegna a realizzare.

Modernizzazione e riforma democrativa dell’ordinamento costituzionale

1. Premesse:

1.1 Le linee che qui si presentano si muovono nel solco del documento dei senatori PD approvato dal Senato il 2 dicembre 2009 e del ddl approvato nella scorsa Legislatura dalla Commissione AACC della Camera. Ma vanno oltre il confine di quei documenti perchè si pongono l’obbiettivo di costruire una completa piattaforma per modernizzare e riformare con contenuti democratici il nostro ordinamento costituzionale. Perciò le linee affrontano anche i temi dell’ etica pubblica, del referendum, delle leggi di iniziativa popolare.

1.2 Le linee non prendono in esame le questioni costituzionali relative all’assetto delle diverse magistrature; al tema (salvaguardare e rafforzare, ove necessario, la indipendenza di tutti i magistrati, ma garantire trasparenza e responsabilità per ciascuno di essi) il PD intende dedicare un apposito approfondimento, sul se innanzitutto, e se sarà superata la prima valutazione, sul come e sul quando. In quella sede si valuterà, tra l’altro, se sia opportuno costituire un organo indipendente, in parte significativa espresso dalle diverse magistrature, che sia giudice disciplinare per tutti i magistrati (ordinari, amministrativi, contabili e militari) e giudice dei ricorsi contro le decisioni degli organi di autogoverno delle diverse magistrature. Si assicurerebbe così lo stesso “trattamento” disciplinare a tutti i magistrati, indipendentemente dal tipo di giurisdizione alla quale appartengono, e si individuerebbe l’organo competente a decidere, in caso di ricorso, al di fuori di una delle giurisdizioni in causa.

1.3 Sui temi della forma di governo e della riforma del bicameralismo paritario il PD ha già presentato da tempo le sue proposte. Il centro destra non l’ha ancora fatto per le sue note difficoltà interne. Noi non stiamo ad aspettare; andiamo avanti nella costruzione di una piattaforma strategica per la modernizzazione e la riforma democratica perché è nostro dovere farlo e perché i cittadini hanno il diritto di conoscere in modo completo le nostre proposte.

1.4 Le riforme devono garantire in modo inequivoco: unità nazionale, coesione civile, trasparenza delle decisioni politiche, separazione dei poteri.

1.5 I modelli di altri Paesi vanno valutati con attenzione. I tentativi di innesto di esperienze altrui falliscono se non si tiene conto delle convenzioni costituzionali che accompagnano il funzionamento dei singoli ordinamenti e delle trasformazioni che stanno verificandosi anche in ordinamenti fortemente consolidati.

1.6 Ad esempio, in Francia e in Germania vige la convenzione del non accordo con i partiti estremi. In omaggio a questa consuetudine Chirac, alcuni anni fa, in occasione delle elezioni regionali, vietò al suo partito un patto di coalizione con il Fronte Nazionale. Schroeder, nel corso della sua ultima campagna elettorale, assicurò che non avrebbe stipulato alcun patto con la Linke. Dopo il voto, se avesse stretto una intesa con l’estrema sinistra, avrebbe governato al posto della Merkel. Ma fedele alla parola data agli elettori e alla convenzione di non accordo con i partiti estremi, il Leader della SPD non stipulò quella intesa, cedette il governo alla CDU e si ritirò dalla vita politica. In Italia, invece, ha prevalso il principio dell’alleanza di tutti contro tutti, con la sola eccezione delle elezioni politiche del 2008. L’eccezione non si è riproposta nelle successive elezioni regionali. In Gran Bretagna, il patto di coalizione tra Cameron e Clegg prevede (par. 6) lo scioglimento della Camera dei Comuni non più per decisione del premier, ma solo se la richiesta è sostenuta almeno dal 55% dei componenti della Camera. Se la clausola verrà confermata attraverso una legge, si tratterrà di un significativo cambiamento del sistema britannico, con un passaggio di poteri dal Governo al Parlamento.

1.7 Le questioni vanno affrontate con distinti e omogenei disegni di legge. La presentazione dei diversi disegni di legge deve essere contestuale. In materia costituzionale è opportuno seguire il criterio del “minimo necessario”, piuttosto che il criterio del “massimo possibile”. Un disegno di legge omnibus presenterebbe il rischio di prestarsi a espansioni improprie, impedirebbe, in caso di referendum confermativo, un giudizio di carattere omogeneo, data l’eterogeneità delle materie trattate e probabilmente violerebbe il principio dell’art. 138 Cost, che prevede “leggi di revisione costituzionale”, non leggi che riscrivono intere parti della Costituzione. Le riforme che il PD propone vanno attuate con la procedura prevista dall’articolo 138; siamo contrari ad ipotesi di assemblee costituenti o di commissioni speciali.

2. Le riforme e la Costituzione

2.1 Nel corso della esperienza repubblicana l’impianto della Costituzione si è rivelato un fondamentale fattore di coesione e di modernizzazione del Paese. Le riforma vanno fatte non “contro” la Costituzione, ma “secondo” la Costituzione.

2.2 Il dibattito sulla riforma della Costituzione risale alla seconda metà degli anni Settanta, quando si lamentava il peso eccessivo delle Assemblee, la fragilità dei governi, le difficoltà della decisione politica. In tutti questi anni si è continuato a parlare di riforme, ma i termini del dibattito sono cambiati nel tempo e sono cambiate anche le esigenze.

2.3 Oggi le principali esigenze sono:
a) assicurare il rispetto dei principi fondamentali dell’etica pubblica;
b) rendere il sistema decisionale più rapido, più efficiente e più controllabile;
c) potenziare gli strumenti di partecipazione dei cittadini (nuova legge elettorale, referendum e leggi di iniziativa popolare);
d) riqualificare il Parlamento come luogo della rappresentanza politica della nazione ( Camera) e dei territori (Senato);
e) completare e razionalizzare, alla luce dell’esperienza, la riforma attuata con il nuovo Titolo V ;
f) garantire i diritti fondamentali in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale;
g) ridurre le improprie concentrazioni di potere nelle istituzioni e nei partiti.

3. Conferme e riforme

3.1 Le finalità indicate possono essere conseguite attraverso alcune conferme e alcune riforme.

3.2 Conferme: a) confermare il carattere parlamentare della Repubblica; b) confermare il ruolo di garanzia costituzionale e di equilibrio tra i poteri della Repubblica proprio del Presidente della Repubblica; c) confermare il pluralismo come carattere fondamentale del nostro ordinamento costituzionale.

3.3 Riforme
ETICA PUBBLICA
a. Affrontare, prevalentemente con leggi ordinarie, il tema della disciplina dei partiti politici e dei costi della politica distinguendo costi della democrazia, costi del funzionamento delle istituzioni politiche, costi dell’amministrazione pubblica. Secondo alcune valutazioni il costo globale di tutto il personale politico si aggirerebbe attorno ai 4 miliardi di euro; è corretto individuare un parametro generale di riferimento per le retribuzioni di tutte le funzioni politiche (ad esempio, con riferimento ai parlamentari, considerare la media delle retribuzioni nei Paesi europei, e, come avviene nel Parlamento europeo, legare le risorse per assistenti e servizi alle prestazioni effettivamente rese). Rivedere il meccanismo dei rimborsi elettorali. Vanno inoltre individuate e colpite le fonti di spreco, che comporterebbero, secondo alcune valutazioni un costo improprio per le finanze pubbliche attorno agli 80 mld di euro. Spesso questi sprechi sono indicati con precisione nei documenti della Corte dei Conti: quanto sono costate, ad esempio, le ordinanze emanate con i poteri della protezione civile per questioni che non avevano e non hanno nulla a che vedere con la protezione civile?. Prevedere casi di incandidabilità e di decadenza in conseguenza di condanne definitive per delitti infamanti.
DIRITTI DEI CITTADINI
b. Rafforzare l’istituto del referendum, aumentando il numero delle sottoscrizioni necessarie per l’iniziativa, anticipando il giudizio della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti, abbassando il quorum richiesto per la validità della consultazione, riferendolo alla partecipazione al voto registrata nelle precedenti elezioni per la Camera dei deputati.
c. Rafforzare le proposte di legge di iniziativa popolare, assicurando entro termini ragionevoli l’esame parlamentare della proposta e il voto finale.
LEGGE ELETTORALE
d. Riformare la legge elettorale; restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento; proporre una netta differenziazione tra il sistema elettorale della Camera, che deve favorire la costruzione nelle urne di una maggioranza di governo, e il sistema elettorale del Senato, che deve favorire la rappresentanza dei territori. Per la Camera un buon sistema elettorale sarebbe quello di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali. Per il Senato, sarebbe positiva l’elezione diretta in collegi regionali, insieme alla elezione del Consiglio Regionale, con sistema proporzionale e clausola di sbarramento. In entrambi i casi le leggi elettorali devono garantire l’attuazione dell’art. 51 della Costituzione.
e. Divieto di doppio mandato. Costituzionalizzare il divieto di conflitto di interessi per tutte le cariche di governo nazionale, regionale e locale. Rendere più rigorosi i casi di incandidabilità, incompatibilità, ineleggibilità; attribuire alla Corte Costituzionale la competenza a decidere sui ricorsi avverso le decisioni delle Camere in queste materie.
RIFORMA DEL BICAMERALISMO PARITARIO
f. Particolarmente impegnativa è la riforma del bicameralismo paritario. Il federalismo esige un centro forte per evitare che si avviino processi di dissoluzione dell’unità nazionale; è opportuno diffidare di soluzioni “deboli” che sarebbero destinate all’insuccesso e favorirebbero processi istituzionali centrifughi. Il Senato non può essere una camera dimezzata perchè verrebbe meno tanto il principio, per noi fondamentale, del recupero della dignità delle istituzioni parlamentari quanto la necessità di una istituzione autorevole che ricolleghi l’impianto federale all’unità nazionale. Sinora la materia delle funzioni del Senato Federale è stata trattata per “sottrazione” dal bicameralismo paritario. E’ un metodo sbagliato, che non tiene conto delle specifiche funzioni di un Senato federale. Sarebbe utile, invece, ridislocare le funzioni delle due Camere in modo totalmente nuovo.
g. La Camera dei deputati, rappresentante della nazione, sarebbe titolare del rapporto fiduciario; rientrerebbe perciò nelle sue competenze conferire e ritirare la fiducia, approvare in via definitiva le leggi, con maggioranza qualificata quando intende superare le proposte correttive del Senato. Il Senato, rappresentante delle Regioni e degli Enti Locali, avrebbe il potere di richiamare tutte le pdl approvate dalla Camera entro i limiti e alle condizioni fissate dalla Costituzione; dovrebbe inoltre “governare” il rapporto tra Stato, Regioni, Autonomie Locali. Studiare il rapporto tra Il nuovo Senato e le Conferenze: le Conferenze devono restare, ma occorre ridefinirne i compiti, in relazione alle nuove competenze del Senato. Le leggi costituzionali e quelle che regolano i rapporti tra Stato, Regioni e Autonomie locali sono bicamerali, ad eccezione delle leggi che implicano una responsabilità politica del governo ( es. legge finanziaria) o la responsabilità esclusiva dello Stato (es. leggi di principio nelle materie concorrenti).
PARLAMENTO
h. Ridare autorevolezza e rappresentatività al Parlamento, oltre che con nuove leggi elettorali, attraverso la riduzione del numero dei parlamentari (da 400 a 500 deputati, da 200 a 250 senatori), il potenziamento delle funzioni di controllo, il superamento del bicameralismo paritario.
i. Prevedere principi che valorizzino, come richiesto dal Trattato di Lisbona, il ruolo dell’intero Parlamento e dei Consigli regionali nei processi di decisione comunitaria.
j. Prestare cura particolare per un procedimento legislativo snello.
k. Allo scopo di consentire al Parlamento la determinazione delle risorse necessarie per ogni legge che comporti nuove o maggiori spese, occorre costituire un Comitato di controllo della spesa pubblica, composto in modo da garantire la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni, supportata da un’agenzia tecnica indipendente costituita in base alla legge;
l. Rendere possibili i decreti legge solo per la materia fiscale e per le emergenze improvvise e imprevedibili; omogeneità dei d.legge e loro inemendabilità se non per la copertura finanziaria;
m. rivedere la materia delle leggi delega, estendendo i poteri di controllo del Parlamento;
GOVERNO
n. Sviluppare le indicazioni contenute nella Costituzione secondo le quali il presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Proponiamo di discutere attorno ai seguenti punti: il PdCM riceve direttamente la fiducia; nomina e revoca i ministri; può chiedere al presidente della Repubblica, dopo la deliberazione del CdM, lo scioglimento della Camera; sui ddl del governo può chiedere il voto a data fissa, compatibile con la complessità del provvedimento, nei limiti e secondo le modalità stabilite dai regolamenti parlamentari;
FEDERALISMO
o. Completare e razionalizzare la riforma del Titolo V della Costituzione attraverso la riduzione della materia della competenza concorrente, l’introduzione della clausola di sovranità, la realizzazione di una cornice unitaria di comune responsabilità (Stato, Regioni, AALL) nell’attuazione delle politiche nazionali. Occorre in particolare il coordinamento della finanza pubblica e del federalismo fiscale per la garanzia dei livelli essenziali e per il migliore funzionamento dei servizi rivolti ai cittadini.
MESSA IN SICUREZZA DELLA COSTITUZIONE
p. La Costituzione dev’essere messa in sicurezza attraverso un rafforzamento delle procedure previste dall’art. 138 Cost.; in particolare la Prima Parte della Costituzione deve essere revisionabile solo con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari.

Il giorno della memoria nel ricordo di sofferenze e responsabilità per vicende terribili spesso ignorate

Tantissima gente nella sala conferenze di Villa Zamparo, a Basiliano, per il “Giorno della memoria”, nell’ambito della serata promossa dal locale circolo del Partito Democratico. Lo scopo principale della serata è stato quello di conoscere e riflettere, per non dimenticare i fatti, le sofferenze e le responsabilità.
Dopo l’introduzione di Marco Del Negro, segretario di circolo, che ha posto l’accento sui pericoli cui vanno incontro le nuove generazioni, vittime di una disinformazione strumentale agli interessi di pochi governanti corrotti, hanno preso la parola i professori Ferruccio Tassin, deputato della Deputazione di Storia Patria per il Friuli, ed Alessandra Kersevan, studiosa dei problemi connessi con il sistema dei campi di concentramento fascisti, autrice ed editrice di numerosi lavori su questi temi.
Tassin ha non solo posto l’attenzione sul campo di concentramento fascista di Visco (febbraio-settembre 1943), ma ha bensì toccato numerosi aspetti di storia del confine, illustrando soprattutto i danni incalcolabili provocati dal nazionalismo e proseguiti nella folle avventura fascista di occupazione della Jugoslavia. Alessandra Kersevan, con l’ausilio di numerose immagini, foto e documenti, ha spiegato i caratteri distintivi della occupazione italiana della Jugoslavia, culminati con gli eccidi, le deportazioni, i tentativi di pulizia etnica, soffermandosi, in particolare, sui campi di concentramento sorti ad Arbe (isola di Rab, nell’attuale Croazia) ed a Gonars.
I relatori sono stati concordi nel constatare come l’Italia non abbia ancora fatto i conti con questa pagina nera della propria storia, evidenziando, al contrario, come sia in atto un tentativo di minimizzare, o peggio, dimenticare. Per questo, gli stessi hanno auspicato che la politica si prenda in prima persona responsabilità finora mai assunte in maniera esplicita; si è constatato infatti come, nel cuore del campo di concentramento di Visco, ancora praticamente intatto, ma colpevolmente e volutamente lasciato scivolare verso il degrado e le distruzione, ci siano gli spazi per un centro di documentazione che possa rispondere ad una urgente necessità di approfondimento. La stessa Presidenza della Repubblica è intervenuta presso la Presidenza della Regione, ma risposte, ancora non ci sono state.
Nel corso della serata, grazie a Guido Sut, studioso della storia delle locali comunità paesane, sono emersi i contorni ancora non ben delineati, per mancanza di documenti, di un campo di internamento per Jugoslavi anche a Villaorba. Tale testimonianza, a parere dei relatori, fa emergere ulteriormente la necessità di approfondire lo studio e l’analisi di certi intrecci, riscoprendo per esempio le conclusioni cui è giunta la Commissione di storici italo-sloveni, diffusa in Slovenia ma ignorata in Italia, dove quel poco che si conosce è il prodotto della buona volontà di qualche associazione.

Chi controlla la paura?

Dal blog di Gianni Cuperlo, deputato PD

Ho accennato a ronde, medici che denunciano i clandestini e clandestini puniti per il solo fatto di esser tali. Riprendo il tema per un motivo che provo a riassumere. Tutto questo non avviene per caso. Come spiega benissimo Nadia Urbinati, da sempre, l’unica molla che spinge gli individui a rinunciare a una quota della loro libertà per consegnarla al potere, al governo, al Sovrano, è la paura. L’insicurezza per sé e per le persone care. Il risultato, non da oggi, è che più lo Stato ha bisogno di inasprire le norme che garantiscono la sicurezza dei cittadini, più dimostra la sua debolezza su quel fronte. Il punto è che quando una società, in nome della propria sicurezza, è disposta a rinunciare persino ai diritti fondamentali della persona, è inevitabile che si produca una profonda lacerazione – sociale e culturale – che quella società renderà ancora più insicura. (Obama lo sa benissimo e infatti tra le altre cose chiude Guantanamo). Per questa ragione, è sempre molto pericoloso usare la Paura sociale diffusa in una logica di parte. Perché se quella paura non incrocia lo Stato (che vuol dire leggi giuste, procedure efficaci, e poteri riconosciuti a partire dalle magistrature) lo sbocco può essere un potere arbitrario. Ma un potere arbitrario è l’esatto opposto di un governo sicuro.

Allora, compito della politica dovrebbe essere evitare un circolo vizioso dove la paura alimenta un bisogno di sicurezza che alimenta a sua volta la paura. Il nostro governo invece agisce proprio dentro questo solco. Risponde a una domanda di sicurezza e lo fa con leggi-manifesto (cioè con politiche di sicurezza). Ma evita di risolvere i conflitti che sono all’origine delle varie forme di delinquenza e criminalità (cioè evita di sviluppare delle politiche sociali)….come nella legge sulla violenza (dove la parte sulla prevenzione e sulla formazione è stata cassata). Insomma le politiche della sicurezza prendono il posto delle politiche sociali. E la conseguenza è grave: lo Stato torna alla funzione che aveva prima di diventare uno Stato sociale. Deve garantire l’ordine. O deve fingere di farlo, con annunci e minacce. Tutto il resto: giustizia sociale, uguaglianza, redistribuzione delle opportunità….scivola sullo sfondo. Non se ne parla neppure. Ma è su questo piano che il centrosinistra deve reagire, e con forza. Perché le ragioni della sua esistenza rischiano di essere archiviate, rimosse. E dove prima c’era una domanda di giustizia sociale…di diritti….resta solo una richiesta di ordine, in una deriva senza fine. E in una pericolosa assuefazione. Ho visto le immagini di un delirio razzista del vice sindaco leghista di Treviso. Dopo di lui sullo stesso palco sono saliti (e hanno parlato alla stessa platea) alcuni ministri della Repubblica. Ecco, se questo accade e nessuno protesta vuol dire che si è sfondata una barriera di tenuta del senso civico del Paese. Il che è parte della nostra difficoltà attuale. Aggiungo che quando parliamo del radicamento territoriale del Pd è anche di questo che si parla. Me ne sono reso conto domenica sera vedendo su Rai 3 la splendida inchiesta di Riccardo Iacona dedicata alla “caccia allo zingaro”. A un certo punto si parlava di Venezia e di un campo residenziale (casette in muratura e urbanizzazione dei servizi essenziali) per 160 sinti, cittadini italiani, residenti da anni a Venezia e che a Venezia lavorano e pagano le tasse. Lega, An e Forza Italia da mesi raccolgono firme contro il campo. Voglio cacciare i sinti fuori dal “loro” territorio. Il sindaco Cacciari replica dicendo cose sacrosante e battendosi con coraggio per affermare un principio giusto in sé prima ancora che di buon senso. Allora, uno seguiva il servizio e di colpo capiva – vedeva – cos’è il radicamento territoriale. E’ il fatto (banale? Sì, banale) che non può essere solo il sindaco coi suoi assessori a difendere quell’insediamento (che porterà equilibrio sociale, rispetto delle regole, bambini a scuola, integrazione…). A difendere e spiegare quella scelta dovrebbe esserci “la politica”. Il partito, quel senso di comunanza e identificazione in scelte (amministrative in questo caso) che riflettono la tua idea di città, di comunità, di civiltà. Tutto qui, anche se non è poco.

Infine, oggi ho rilasciato le mie impronte digitali per la nuova tessera di voto alla Camera. Funziona così. Adesso prima di votare ciascuno dovrà poggiare il polpastrello (non un qualunque polpastrello ma solo ed elusivamente il suo) su una specie di lettore ottico che abiliterà la postazione al voto elettronico. E’ un sistema molto serio e collaudato. E dovrebbe cancellare per sempre il malcostume dei pianisti. La procedura potrebbe allungare i tempi e questo non aiuterà. Pare che se anche con questo sistema le cose non dovessero funzionare (i furbi ci sono sempre) si procederà al sistema della doppia verifica. Ogni postazione verrà dotata di due buchette per le mani e il voto sarà valido solo se espresso contemporaneamente in entrambe le cassette. Mi hanno detto che un deputato (ex ingegnere meccanico in una grande azienda del Nord) ha avanzato anche l’ipotesi del controllo quadri-articolare. La procedura pare complicata ma non lo è. Per ciascun voto si debbono pigiare i tasti (separati) delle due buchette inserite nella postazione ma, allo scopo di evitare che il deputato si muova dal suo posto e col mento voti per il vicino, il voto è valido solo quando il piede destro comprime un tasto situato alla base della postazione mentre il piede sinistro aziona una sorta di finta frizione realizzando il gesto tecnico che in anni lontani rispondeva al nome di “doppietta” e serviva a scalare la marcia della 500 Fiat. Solo, e sottolineo solo, come extrema ratio (e dunque in caso di fallimento di ogni altro sistema di controllo incrociato) si adotterà la soluzione “a scomparsa”. Quando il deputato dovesse tentare di contraffare il voto di un o una collega, automaticamente viene ad aprirsi una botola in corrispondenza del reo che precipita nelle segrete della Camera dove è costretto a rimanere per l’intera durata della seduta. Sperò non ce ne sia mai bisogno.

 

http://giannicuperlo.ilcannocchiale.it/

Siamo con il Presidente della Repubblica

Per la prima volta nella vita di questa Repubblica libera, democratica e garantita dalla Costituzione il potere esecutivo, per iniziativa del presidente del Consiglio, ha deciso di abolire una sentenza legittima, definitiva, non modificabile della giurisdizione italiana al suo più alto livello. Il Capo dello Stato ha fatto sapere al governo che l’atto sarebbe stato incostituzionale, e ciò per ragioni obiettive, palesi, verificabili nella nostra Costituzione e tipiche di ogni ordinamento democratico. Il governo ha deciso di ignorare l’obiezione. Il presidente della Repubblica, in nome della Costituzione di cui è garante, non ha firmato il decreto del governo. Ciò determina una situazione senza precedenti nella vita giuridica e politica italiana. Il governo Berlusconi ha deciso di aggravarla annunciando che, in luogo del decreto, presenterà una legge, chiedendo al Parlamento di votarla subito. La legge, anche se approvata, avrà la stessa natura anti-costituzionale del decreto. Tutto ciò su una materia immensamente delicata come la condizione di Eluana Englaro, con una violenta invasione di campo nel dolore di una famiglia e nei diritti civili delle persone coinvolte. Sentiamo perciò il dovere di essere accanto al presidente della Repubblica, custode e garante della Costituzione. Chiediamo agli italiani di unirsi intorno al Capo dello Stato e alla Costituzione in questo grave momento nella vita della Repubblica.

http://www.unita.it/news/81302

Discorso di Barack Obama

 

Good Morning, Mr. President!

La traduzione del discorso del 44° presidente degli Stati Uniti, Barack Obama

immagine documento OGGI mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.

Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.

Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.

E’ ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell’irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C’è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.

Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra – un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.

Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.

Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.

Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.

Siamo ancora una nazione giovane, ma – come dicono le Scritture – è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E’ venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l’idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.

Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose – alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.

Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.

Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell’Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.
Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.
Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell’America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l’anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell’immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell’America.

Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede un’azione, forte e rapida, e noi agiremo – non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.

Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi.

Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.
E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.

Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni – pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l’immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.

Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno – se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole – perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.

La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà – non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.

Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l’autorità della legge e i diritti dell’individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.

Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e del ritegno.

Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori – una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l’Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.

Perché noi sappiamo che il nostro retaggio “a patchwork” è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l’America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.

Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società – sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.

Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d’acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l’indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.

Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento – un momento che definirà una generazione – è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.

Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E’ la gentilezza nell’accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E’ il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.

Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo – lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo – tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità – il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

Questa è la fonte della nostra fiducia – la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.

Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo – perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.

Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno in cui l’America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l’esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:

“Che si dica al futuro del mondo… che nel profondo dell’inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù… Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo”.

America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l’abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.

Barack Obama

Diritto di voto alle amministrative

Immigrati, Veltroni scrive a Fini
“Diritto di voto alle amministrative”

ROMA – Gianfranco Fini ne parlò quando era vicepremier. Suscitando non pochi malumori nel suo partito. E ora Walter Veltroni prende carta e penna, e ricordando esplicitamente quella presa posizione, datata 2003, rilancia: anche gli immigrati votino per eleggere sindaci e presidenti di Provincia e Regione. “Lei stesso – scrive il leader del Pd a Fini – dimostrò sensibilità e apertura sulla possibilità che coloro che sono residenti in Italia da un certo numero di anni, anche se non in possesso della cittadinanza italiana, potessero esprimere il loro voto”. “Nei prossimi giorni sarò primo firmatario di una proposta di legge costituzionale. E le chiedo fin d’ora, con questa mia lettera, di adoperarsi per consentire la sua più ampia discussione da parte della Camera dei deputati e di accelerarne quanto più possibile l’iter”.

Nella lettera Veltroni scrive che “non è più tempo di pregiudizi dettati da ideologie o da semplificazioni”, perché troppo frequenti e preoccupanti “sono gli episodi che segnalano il diffondersi di un virus pericoloso, nocivo socialmente, fatto di intolleranza, di pulsioni xenofobe, chiusura, ostilità, fino alla tentazione aberrante del farsi giustizia da sé”.

Per questo, sostiene il leader Pd, “l’intera nostra classe politica ha una grande responsabilità”, ovvero “garantire, insieme, accoglienza e legalità, integrazione sociale e sicurezza”, e “costruire comunità dove ogni individuo che qui è nato o che qui vive e lavora da anni sia un soggetto riconosciuto in quanto possiede dei diritti e dei doveri”.
Per cogliere tale obiettivo, Veltroni ribadisce la necessità del diritto di voto agli immigrati nelle amministrative, e quello a essere eletti nelle istituzioni locali, strumenti utili alla “ricerca e promozione dell’integrazione”. “Il diritto di voto, la partecipazione, sono un vincolo, un’ulteriore assunzione di responsabilità verso la comunità in cui si vive, e insieme uno strumento di integrazione e di condivisione di un comune patrimonio di valori civili”.

 

 Nota del Direttivo:

Abbiamo voluto inserire questo articolo, tratto da “Repubblica”, per chiarire la linea del partito in relazione al controverso e dibattuto tema del diritto di voto agli immigrati che, pur limitato alle elezioni amministrative, potrebbe risultare come un importante strumento di integrazione.

Il circolo di Basiliano si è dimostrato sensibile a tali tematiche e sta organizzando un incontro di approfondimento sulle reali condizioni del fenomeno in esame nella nostra Regione.

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