Decreto “Salva Italia”

Era necessaria una nuova manovra?

 Era indispensabile per due motivi:

a)      le manovre del governo Berlusconi avevano molti buchi e imperfezioni. Le modalità effettive con cui coprire il previsto contributo di 4, 16, 20 miliardi rispettivamente nel 2012, 2013, 2014 a carico della delega fiscale e assistenziale, oltre a previsioni di gettiti connessi alle misure anti evasione abbastanza aleatorie. Queste coperture ballerine, oltre alla carenza di misure strutturali, sono alla base del crollo di fiducia nei confronti dell’Italia da parte delle autorità europee;

b)      per effetto della minore crescita economica e del drammatico aumento dei tassi d’interesse (spread), è stato necessario apportare un ulteriore aggiustamento pari a 1,3 punti di Pil.

 

Questa manovra è strutturale?

 Indubbiamente sì, e anche per questo i suoi effetti sono percepiti come duri e dolorosi. Dal lato fiscale vengono: introdotti nuovi tributi, come l’Imposta municipale propria; ampliate le basi imponibili; aumentate le aliquote di imposte esistenti, come Iva e accise. Dal lato delle spese il passaggio al sistema contributivo pro rata per tutti completa in modo definitivo la riforma pensionistica avviata nel 1995.

 

Basterà questa manovra, saranno utili i sacrifici?

 La tempesta della crisi coinvolge l’intera area dell’Euro. Per l’Italia, regina del debito e cenerentola della crescita, è inevitabile un aggiustamento che passi attraverso una fase di austerità e di riforme. La crisi ha però messo in evidenza la fragilità dell’intera costruzione europea. Per avere una politica economica comune è necessario innanzitutto avere un vero coordinamento delle politiche fiscali e di bilancio all’interno dell’eurozona. Ci si sta arrivando con molta fatica e troppa lentezza.

 Le decisioni dell’ultimo vertice europeo tuttavia vanno nella giusta direzione, grazie anche alla nuova posizione assunta dall’Italia, che non è più nelle condizioni di subire le decisioni altrui, ma può esercitare con l’autorevolezza della nuova compagine governativa e del suo Presidente del Consiglio un ruolo di proposta e di mediazione.

 

E’ Monti che aumenta le tasse o le tasse sarebbero comunque aumentate?

 Sarebbero aumentate di più e peggio. Berlusconi e il centro-destra piangono lacrime di coccodrillo per l’aumento delle tasse. Ma senza questa manovra, sarebbe scattata in automatico la “clausola di salvaguardia” scritta nella manovra di luglio: un taglio di 4, 16 e 20 miliardi nel 2012, 2013 e 2014 tramite il taglio delle agevolazioni fiscali. La maggior parte di questi regimi va a vantaggio delle famiglie con redditi bassi e medio bassi, soprattutto tramite il meccanismo delle detrazioni Irpef (per lavoro, carichi familiari, sanità, istruzione, ecc.). Monti, allora, aumenta le tasse in modo certamente più equo di come le tasse sarebbero aumentate in base a quanto previsto dalle manovre estive.

 

Perché solo più tasse, occorre anche ridurre la spesa!

La manovra aggredisce anche la spesa. Introduce alcune nuove regole importanti come messaggio politico (tetti alle retribuzioni dei dirigenti pubblici, regole per quelle dei manager delle aziende pubbliche, abolizione delle province), a cui si affiancano le riduzioni di spesa che dovranno essere fatte dagli organi costituzionali (Camere, Quirinale, ecc.). Ovviamente poi la manovra prevede riduzioni della spesa previdenziale. Adesso va continuato il lavoro di contenimento della spesa pubblica attraverso i costi e i fabbisogni standard e le spending review; va preso infine l’impegno che i proventi della lotta all’evasione (che questa manovra rafforza con alcune misure molto efficaci, come ad esempio la fine del segreto bancario ai fini fiscali) vadano nel corso del tempo impiegati per ridurre la pressione fiscale e non per inseguire la spesa.

 

Qualche tassa viene anche ridotta, per sostenere la crescita

a)      detassazione del capitale investito nel patrimonio d’impresa

b)      deducibilità dall’Ires della componente Irap legata al costo del lavoro, con un vantaggio aggiuntivo per gli occupati giovani e donne;

c)      stabilizzazione permanente delle misure di incentivo fiscale per gli interventi di efficientamento energetico e di ristrutturazione (deducibilità al 36 per cento), e mantenimento per un anno del 55 per cento per l’efficientamento energetico.

 L’impianto della manovra è coerente con l’obiettivo a medio termine di spostare la tassazione dai fattori produttivi (lavoro, impresa) alle “cose”, cioè a consumi e patrimoni.

 

Imposte patrimoniali: più 16 miliardi

 L’Italia è in penultima posizione fra i paesi Ocse per il peso delle imposte sul patrimonio. La manovra introduce una rilevante correzione strutturale a questo dato, con un contributo delle nuove imposte patrimoniali pari a più di un punto di Pil. La correzione del sistema fiscale verso i patrimoni viaggia su cinque gambe, e la più importante è la nuova imposta municipale propria (Imu).

 

La nuova imposta municipale

L’Imu era già prevista dai decreti di attuazione del federalismo fiscale, ma viene anticipata al 2012 e ne viene estesa la base imponibile con l’ampliamento alla prima casa e l’aumento della valutazione delle rendite catastali. Non si poteva d’altra parte pensare di realizzare il federalismo senza dare autonomia impositiva ai Comuni come voleva fare il centro-destra.

Monti ha affrontato la questione con una significativa discontinuità e ha rafforzato l’autonomia tributaria dei comuni. Su questi tributi i comuni potranno esercitare un ampio margine di flessibilità tramite la variazione delle aliquote.

Per ridurre l’impatto sociale della nuova Imu sulla prima casa è prevista una robusta detrazione di 200 euro, che aumenta per due anni di 50 euro per ogni figlio fino al massimo di 400 euro. Ai comuni viene attribuito il gettito dell’Imu sulle prime case e la metà dell’Imu ordinaria; l’altra metà va allo stato sotto forma di sovraimposta erariale.

 

Le altre quattro patrimoniali

Accanto all’Imu vengono introdotte, o riformate:

a)      l’imposta di bollo sulla detenzione di attività finanziarie, che si applica sui conti correnti con più di 5 mila euro di giacenza e sulle altre forme di detenzione di titoli;

b)      l’imposta sui beni di lusso (auto di lusso, imbarcazioni, aerei);

c)      l’imposta di bollo speciale annuale sui capitali scudati, che viene resa permanente e diventa così una sorta di “imposta sull’anonimato”. Si tratta di una proposta che il PD aveva avanzato fin da agosto e che il governo Monti mette in campo, con una soluzione innovativa che la rende permanente e non una tantum

d)     l’imposta personale sul valore degli immobili e delle attività finanziarie detenute all’estero.

 Lotta all’evasione: il bicchiere è pieno per ben più della metà

L’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria da parte degli intermediari finanziari di tutte le movimentazioni sui conti correnti e sui conti titoli è una forte discontinuità. E’ rilevante anche l’obbligo di pagamenti elettronici sopra i mille euro e l’introduzione di conti corrente “di base” gratuiti. Viene poi introdotto un nuovo regime semplificato e agevolato per le ditte individuali, i professionisti e le microimprese, che prevede da un lato collegamento telematico e tracciabilità, dall’altro lato semplificazioni e agevolazioni.

A completamento della manovra fiscale, negli aggiustamenti apportati in Parlamento, è stata introdotta una significativa riforma delle attività di riscossione di Equitalia. Vengono anche migliorate, a vantaggio dei contribuenti, le condizioni di dilazione dei pagamenti. Insomma: prove generali di quel fisco “più amico” che Monti ha messo fra le priorità dell’azione di governo.

 Perché dobbiamo salvare le banche?

La manovra Monti contiene la garanzia statale sulle obbligazioni bancarie, nonché la nuova Ace, che indirettamente beneficerà gli aumenti di capitale a cui le banche italiane saranno chiamate a breve. Su questo punto è necessario che una forza riformista e responsabile come il PD non dia spazio ad alcuna slabbratura populistica.

Non solo una crisi bancaria può avere effetti sociali devastanti (si pensi ai cittadini che hanno i loro soldi nei conti correnti oppure nei titoli emessi dalle banche), ma questi effetti sarebbero ancora più gravi in un paese come l’Italia, dove il principale canale di finanziamento delle imprese è quello bancario. In Italia le banche sono il principale finanziatore dell’attività d’impresa, e tramite questo canale hanno attratto a sostegno del sistema produttivo nazionale ingenti capitali, approvvigionandosi sui mercati interbancari europeo e internazionale.

E’ necessario che il governo, tramite gli strumenti già esistenti, messi in campo con i provvedimento anti-crisi del 2008, ed eventualmente innovandoli e migliorandoli, e la Banca d’Italia, tramite i poteri di vigilanza, esercitino un costante monitoraggio affinché le misure di sostegno al sistema bancario si trasmettano a vantaggio (ovvero a minor svantaggio) delle imprese.

Raccolta firme per il referendum abrogativo del “Porcellum”

VENERDI’ 16 e SABATO 17 SETTEMBRE

piazza Municipio a Basiliano

dalle 9.00 alle 13.00

il Circolo del PD raccoglierà le firme per la sottoscrizione della proposta di referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale.

Referendum elettorale contro il “Porcellum”

Entro pochi giorni, il circolo di Basiliano sarà pronto a raccogliere le firme per i due quesiti referendari.

Per informazioni e contatti:

marco.delnegro@live.it

3282763852

Referendum elettorale contro il porcellum – Lettera di Debora Serracchiani

 Il Governo di centrodestra ha approvato nel 2005 una legge elettorale che gli stessi autori hanno definito fin dal primo momento una “porcata”. Una legge che fra i tanti difetti ne ha uno imperdonabile: priva i cittadini della possibilità di scegliere quali debbano essere i loro rappresentanti all’interno della massima istituzione democratica italiana, il Parlamento.

Il Partito democratico si è opposto nelle sedi istituzionali all’approvazione di quel provvedimento e ne ha proposto più volte la sua modifica con il deposito alle Camere di proposte di legge in tal senso. Nonostante l’indignazione popolare sul tema sia forte in questi sei anni però nulla è cambiato.

Intendiamo proseguire questa battaglia attraverso il disegno di legge depositato dal segretario nazionale Pierluigi Bersani alla Camera dei deputati e che riteniamo la soluzione migliore per garantire agli italiani rappresentanza e stabilità di governo.

Al contempo però siamo realisticamente consapevoli che ciò non è sufficiente. Le forze politiche che hanno voluto questa legge non sono né oggi né nel futuro prossimo disponibili a modificarla. Riteniamo dunque un utile ed indispensabile stimolo all’attività legislativa del Parlamento l’iniziativa promossa dal comitato, che da qualche giorno ha iniziato a raccogliere le firme a sostegno di un referendum per abrogare il Porcellum. Fino a domenica 25 settembre in tutta Italia moltissimi comitati si attiveranno per sensibilizzare i cittadini e raggiungere così le 500 mila firme necessarie.

Nonostante il silenzio informativo che ormai tristemente caratterizza queste campagne il tema è molto sentito sopratutto in un momento in cui la credibilità della classe politica è in crisi. Una crisi acuita da un meccanismo di elezione che allontana l’eletto dal proprio territorio per attrarlo inevitabilmente verso le “segrete stanze” in cui viene decisa la sua “nomina”.

Ho perciò deciso di rivolgermi a voi per invitarvi a sostenere i promotori del referendum nel difficile passaggio della raccolta delle firme, che richiede un denso iter fatto di presidi ai banchetti, volontari e simpatizzanti per le azioni di sensibilizzazione, soprattutto autenticatori per le firme (maggiori informazioni per i contatti territoriali su www.firmovotoscelgo.it).

Debora Serracchiani

 

aggiungiamo il testo integrale della L. 270/05 (Porcellum)

http://www.camera.it/parlam/leggi/05270l.htm

Riduzione dei costi della politica

Di fronte all’emergenza economica il Pd ritiene che la politica debba dare un contributo concreto di sobrietà e di responsabilità, lottando invece contro le concezioni demagogiche che rischiano di confondere tutto e non risolvere nulla.

Per questa ragione il Pd ha da tempo messo a punto precise proposte e dato vita a concrete iniziative parlamentari sul tema dei costi della politica e delle riforme istituzionali. Al Senato ha anche presentato emendamenti alla manovra del governo insieme a Idv e Udc, misure che il governo e la maggioranza hanno respinto, impedendone l’approvazione, ma che restano validi punti di riferimento per gli interventi da realizzare.

- Riduzione numero dei parlamentari. Il Pd ha presentato da tempo diverse proposte di legge per ridurre entro la legislatura, il numero dei parlamentari e cambiare le funzioni del Senato. Per esempio, una Camera con 400 deputati e un Senato Federale con 200 senatori. E’ possibile calendarizzare già dal prossimo settembre il provvedimento volto alla riduzione dei parlamentari.

- Retribuzioni dei parlamentari. Il Pd punta a modificare la legge del 1965 che lega la retribuzione dei parlamentari alla retribuzione dei magistrati italiani, per scegliere un nuovo parametro. L’obiettivo è di allineare l’Italia alla media delle retribuzioni dei parlamentari degli altri paesi europei.

- Vitalizi. Con una decisione interna alla Camera e al Senato (gli organi costituzionali hanno un’autonomia decisionale sul proprio bilancio) il Pd propone di rivedere entro la legislatura i vitalizi dei parlamentari riportandoli al sistema previdenziale in vigore per tutti gli altri cittadini iscritti all’Inps.

- Risparmi e trasparenza su affitti e servizi. Il Pd propone di lavorare concretamente all’interno dei bilanci di Camera e Senato per ridurre la spesa collegata agli immobili (affitti), per dare trasparenza e risparmiare sui servizi offerti.

- Gli emendamenti al Senato. Con gli emendamenti alla manovra proposti anche insieme a Idv e a Udc il Pd punta inoltre ad alcune riforme capaci di dare un contributo importante al contenimento della spesa pubblica.

Tra queste proposte vi sono:
1. L’accentramento dei comuni più piccoli.
2. L’accorpamento delle province sotto i 500.000 abitanti (di fatto si arriverebbe ad un dimezzamento delle attuali province).
3. L’accorpamento delle società che fanno capo ai comuni (un comune non potrà avere più di una società: e così verrebbero meno migliaia di aziende, con i relativi consiglieri).
4. La totale incompatibilità dell’incarico dei parlamentari con qualsiasi altro incarico (sindaco, consigliere, presidente di provincia…).
5. Taglio delle auto blu e dei voli blu, limitandone l’uso a chi ne ha davvero bisogno.
6. Reintroduzione del tetto alla retribuzione dei manager pubblici

Queste proposte costituiscono un punto fermo del Pd, un patrimonio di iniziative sulle quali daremo battaglia e che il Pd si impegna a realizzare.

Modernizzazione e riforma democrativa dell’ordinamento costituzionale

1. Premesse:

1.1 Le linee che qui si presentano si muovono nel solco del documento dei senatori PD approvato dal Senato il 2 dicembre 2009 e del ddl approvato nella scorsa Legislatura dalla Commissione AACC della Camera. Ma vanno oltre il confine di quei documenti perchè si pongono l’obbiettivo di costruire una completa piattaforma per modernizzare e riformare con contenuti democratici il nostro ordinamento costituzionale. Perciò le linee affrontano anche i temi dell’ etica pubblica, del referendum, delle leggi di iniziativa popolare.

1.2 Le linee non prendono in esame le questioni costituzionali relative all’assetto delle diverse magistrature; al tema (salvaguardare e rafforzare, ove necessario, la indipendenza di tutti i magistrati, ma garantire trasparenza e responsabilità per ciascuno di essi) il PD intende dedicare un apposito approfondimento, sul se innanzitutto, e se sarà superata la prima valutazione, sul come e sul quando. In quella sede si valuterà, tra l’altro, se sia opportuno costituire un organo indipendente, in parte significativa espresso dalle diverse magistrature, che sia giudice disciplinare per tutti i magistrati (ordinari, amministrativi, contabili e militari) e giudice dei ricorsi contro le decisioni degli organi di autogoverno delle diverse magistrature. Si assicurerebbe così lo stesso “trattamento” disciplinare a tutti i magistrati, indipendentemente dal tipo di giurisdizione alla quale appartengono, e si individuerebbe l’organo competente a decidere, in caso di ricorso, al di fuori di una delle giurisdizioni in causa.

1.3 Sui temi della forma di governo e della riforma del bicameralismo paritario il PD ha già presentato da tempo le sue proposte. Il centro destra non l’ha ancora fatto per le sue note difficoltà interne. Noi non stiamo ad aspettare; andiamo avanti nella costruzione di una piattaforma strategica per la modernizzazione e la riforma democratica perché è nostro dovere farlo e perché i cittadini hanno il diritto di conoscere in modo completo le nostre proposte.

1.4 Le riforme devono garantire in modo inequivoco: unità nazionale, coesione civile, trasparenza delle decisioni politiche, separazione dei poteri.

1.5 I modelli di altri Paesi vanno valutati con attenzione. I tentativi di innesto di esperienze altrui falliscono se non si tiene conto delle convenzioni costituzionali che accompagnano il funzionamento dei singoli ordinamenti e delle trasformazioni che stanno verificandosi anche in ordinamenti fortemente consolidati.

1.6 Ad esempio, in Francia e in Germania vige la convenzione del non accordo con i partiti estremi. In omaggio a questa consuetudine Chirac, alcuni anni fa, in occasione delle elezioni regionali, vietò al suo partito un patto di coalizione con il Fronte Nazionale. Schroeder, nel corso della sua ultima campagna elettorale, assicurò che non avrebbe stipulato alcun patto con la Linke. Dopo il voto, se avesse stretto una intesa con l’estrema sinistra, avrebbe governato al posto della Merkel. Ma fedele alla parola data agli elettori e alla convenzione di non accordo con i partiti estremi, il Leader della SPD non stipulò quella intesa, cedette il governo alla CDU e si ritirò dalla vita politica. In Italia, invece, ha prevalso il principio dell’alleanza di tutti contro tutti, con la sola eccezione delle elezioni politiche del 2008. L’eccezione non si è riproposta nelle successive elezioni regionali. In Gran Bretagna, il patto di coalizione tra Cameron e Clegg prevede (par. 6) lo scioglimento della Camera dei Comuni non più per decisione del premier, ma solo se la richiesta è sostenuta almeno dal 55% dei componenti della Camera. Se la clausola verrà confermata attraverso una legge, si tratterrà di un significativo cambiamento del sistema britannico, con un passaggio di poteri dal Governo al Parlamento.

1.7 Le questioni vanno affrontate con distinti e omogenei disegni di legge. La presentazione dei diversi disegni di legge deve essere contestuale. In materia costituzionale è opportuno seguire il criterio del “minimo necessario”, piuttosto che il criterio del “massimo possibile”. Un disegno di legge omnibus presenterebbe il rischio di prestarsi a espansioni improprie, impedirebbe, in caso di referendum confermativo, un giudizio di carattere omogeneo, data l’eterogeneità delle materie trattate e probabilmente violerebbe il principio dell’art. 138 Cost, che prevede “leggi di revisione costituzionale”, non leggi che riscrivono intere parti della Costituzione. Le riforme che il PD propone vanno attuate con la procedura prevista dall’articolo 138; siamo contrari ad ipotesi di assemblee costituenti o di commissioni speciali.

2. Le riforme e la Costituzione

2.1 Nel corso della esperienza repubblicana l’impianto della Costituzione si è rivelato un fondamentale fattore di coesione e di modernizzazione del Paese. Le riforma vanno fatte non “contro” la Costituzione, ma “secondo” la Costituzione.

2.2 Il dibattito sulla riforma della Costituzione risale alla seconda metà degli anni Settanta, quando si lamentava il peso eccessivo delle Assemblee, la fragilità dei governi, le difficoltà della decisione politica. In tutti questi anni si è continuato a parlare di riforme, ma i termini del dibattito sono cambiati nel tempo e sono cambiate anche le esigenze.

2.3 Oggi le principali esigenze sono:
a) assicurare il rispetto dei principi fondamentali dell’etica pubblica;
b) rendere il sistema decisionale più rapido, più efficiente e più controllabile;
c) potenziare gli strumenti di partecipazione dei cittadini (nuova legge elettorale, referendum e leggi di iniziativa popolare);
d) riqualificare il Parlamento come luogo della rappresentanza politica della nazione ( Camera) e dei territori (Senato);
e) completare e razionalizzare, alla luce dell’esperienza, la riforma attuata con il nuovo Titolo V ;
f) garantire i diritti fondamentali in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale;
g) ridurre le improprie concentrazioni di potere nelle istituzioni e nei partiti.

3. Conferme e riforme

3.1 Le finalità indicate possono essere conseguite attraverso alcune conferme e alcune riforme.

3.2 Conferme: a) confermare il carattere parlamentare della Repubblica; b) confermare il ruolo di garanzia costituzionale e di equilibrio tra i poteri della Repubblica proprio del Presidente della Repubblica; c) confermare il pluralismo come carattere fondamentale del nostro ordinamento costituzionale.

3.3 Riforme
ETICA PUBBLICA
a. Affrontare, prevalentemente con leggi ordinarie, il tema della disciplina dei partiti politici e dei costi della politica distinguendo costi della democrazia, costi del funzionamento delle istituzioni politiche, costi dell’amministrazione pubblica. Secondo alcune valutazioni il costo globale di tutto il personale politico si aggirerebbe attorno ai 4 miliardi di euro; è corretto individuare un parametro generale di riferimento per le retribuzioni di tutte le funzioni politiche (ad esempio, con riferimento ai parlamentari, considerare la media delle retribuzioni nei Paesi europei, e, come avviene nel Parlamento europeo, legare le risorse per assistenti e servizi alle prestazioni effettivamente rese). Rivedere il meccanismo dei rimborsi elettorali. Vanno inoltre individuate e colpite le fonti di spreco, che comporterebbero, secondo alcune valutazioni un costo improprio per le finanze pubbliche attorno agli 80 mld di euro. Spesso questi sprechi sono indicati con precisione nei documenti della Corte dei Conti: quanto sono costate, ad esempio, le ordinanze emanate con i poteri della protezione civile per questioni che non avevano e non hanno nulla a che vedere con la protezione civile?. Prevedere casi di incandidabilità e di decadenza in conseguenza di condanne definitive per delitti infamanti.
DIRITTI DEI CITTADINI
b. Rafforzare l’istituto del referendum, aumentando il numero delle sottoscrizioni necessarie per l’iniziativa, anticipando il giudizio della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti, abbassando il quorum richiesto per la validità della consultazione, riferendolo alla partecipazione al voto registrata nelle precedenti elezioni per la Camera dei deputati.
c. Rafforzare le proposte di legge di iniziativa popolare, assicurando entro termini ragionevoli l’esame parlamentare della proposta e il voto finale.
LEGGE ELETTORALE
d. Riformare la legge elettorale; restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento; proporre una netta differenziazione tra il sistema elettorale della Camera, che deve favorire la costruzione nelle urne di una maggioranza di governo, e il sistema elettorale del Senato, che deve favorire la rappresentanza dei territori. Per la Camera un buon sistema elettorale sarebbe quello di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali. Per il Senato, sarebbe positiva l’elezione diretta in collegi regionali, insieme alla elezione del Consiglio Regionale, con sistema proporzionale e clausola di sbarramento. In entrambi i casi le leggi elettorali devono garantire l’attuazione dell’art. 51 della Costituzione.
e. Divieto di doppio mandato. Costituzionalizzare il divieto di conflitto di interessi per tutte le cariche di governo nazionale, regionale e locale. Rendere più rigorosi i casi di incandidabilità, incompatibilità, ineleggibilità; attribuire alla Corte Costituzionale la competenza a decidere sui ricorsi avverso le decisioni delle Camere in queste materie.
RIFORMA DEL BICAMERALISMO PARITARIO
f. Particolarmente impegnativa è la riforma del bicameralismo paritario. Il federalismo esige un centro forte per evitare che si avviino processi di dissoluzione dell’unità nazionale; è opportuno diffidare di soluzioni “deboli” che sarebbero destinate all’insuccesso e favorirebbero processi istituzionali centrifughi. Il Senato non può essere una camera dimezzata perchè verrebbe meno tanto il principio, per noi fondamentale, del recupero della dignità delle istituzioni parlamentari quanto la necessità di una istituzione autorevole che ricolleghi l’impianto federale all’unità nazionale. Sinora la materia delle funzioni del Senato Federale è stata trattata per “sottrazione” dal bicameralismo paritario. E’ un metodo sbagliato, che non tiene conto delle specifiche funzioni di un Senato federale. Sarebbe utile, invece, ridislocare le funzioni delle due Camere in modo totalmente nuovo.
g. La Camera dei deputati, rappresentante della nazione, sarebbe titolare del rapporto fiduciario; rientrerebbe perciò nelle sue competenze conferire e ritirare la fiducia, approvare in via definitiva le leggi, con maggioranza qualificata quando intende superare le proposte correttive del Senato. Il Senato, rappresentante delle Regioni e degli Enti Locali, avrebbe il potere di richiamare tutte le pdl approvate dalla Camera entro i limiti e alle condizioni fissate dalla Costituzione; dovrebbe inoltre “governare” il rapporto tra Stato, Regioni, Autonomie Locali. Studiare il rapporto tra Il nuovo Senato e le Conferenze: le Conferenze devono restare, ma occorre ridefinirne i compiti, in relazione alle nuove competenze del Senato. Le leggi costituzionali e quelle che regolano i rapporti tra Stato, Regioni e Autonomie locali sono bicamerali, ad eccezione delle leggi che implicano una responsabilità politica del governo ( es. legge finanziaria) o la responsabilità esclusiva dello Stato (es. leggi di principio nelle materie concorrenti).
PARLAMENTO
h. Ridare autorevolezza e rappresentatività al Parlamento, oltre che con nuove leggi elettorali, attraverso la riduzione del numero dei parlamentari (da 400 a 500 deputati, da 200 a 250 senatori), il potenziamento delle funzioni di controllo, il superamento del bicameralismo paritario.
i. Prevedere principi che valorizzino, come richiesto dal Trattato di Lisbona, il ruolo dell’intero Parlamento e dei Consigli regionali nei processi di decisione comunitaria.
j. Prestare cura particolare per un procedimento legislativo snello.
k. Allo scopo di consentire al Parlamento la determinazione delle risorse necessarie per ogni legge che comporti nuove o maggiori spese, occorre costituire un Comitato di controllo della spesa pubblica, composto in modo da garantire la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni, supportata da un’agenzia tecnica indipendente costituita in base alla legge;
l. Rendere possibili i decreti legge solo per la materia fiscale e per le emergenze improvvise e imprevedibili; omogeneità dei d.legge e loro inemendabilità se non per la copertura finanziaria;
m. rivedere la materia delle leggi delega, estendendo i poteri di controllo del Parlamento;
GOVERNO
n. Sviluppare le indicazioni contenute nella Costituzione secondo le quali il presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Proponiamo di discutere attorno ai seguenti punti: il PdCM riceve direttamente la fiducia; nomina e revoca i ministri; può chiedere al presidente della Repubblica, dopo la deliberazione del CdM, lo scioglimento della Camera; sui ddl del governo può chiedere il voto a data fissa, compatibile con la complessità del provvedimento, nei limiti e secondo le modalità stabilite dai regolamenti parlamentari;
FEDERALISMO
o. Completare e razionalizzare la riforma del Titolo V della Costituzione attraverso la riduzione della materia della competenza concorrente, l’introduzione della clausola di sovranità, la realizzazione di una cornice unitaria di comune responsabilità (Stato, Regioni, AALL) nell’attuazione delle politiche nazionali. Occorre in particolare il coordinamento della finanza pubblica e del federalismo fiscale per la garanzia dei livelli essenziali e per il migliore funzionamento dei servizi rivolti ai cittadini.
MESSA IN SICUREZZA DELLA COSTITUZIONE
p. La Costituzione dev’essere messa in sicurezza attraverso un rafforzamento delle procedure previste dall’art. 138 Cost.; in particolare la Prima Parte della Costituzione deve essere revisionabile solo con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari.

Idee chiare…

In allegato pubblichiamo i due ordini del giorno e il primo documento della conferenza programmatica (sulla tematica delle infrastrutture) approvati duranti l’assemblea regionale del 21.03.2011.

Odg nucleare 21.03.2011

Documento infrastrutture

Odg acqua 21.03.2011

Discutiamo di nucleare

Il circolo del PD di Basiliano riunirà iscritti e simpatizzanti per un dibattito intorno alla spinosa questione dell’energia nucleare.

VENERDI’ 18 FEBBRAIO – ore 20.30 – Sala conferenze di Villa Zamparo – via Roma – Basiliano

con

Marco Del Negro

Giorgio Cavallo – Legambiente

Carlo Pegorer – Senatore

Elio Baracetti – Ecodem

Locandina Pd nucleare

Il giorno della memoria nel ricordo di sofferenze e responsabilità per vicende terribili spesso ignorate

Tantissima gente nella sala conferenze di Villa Zamparo, a Basiliano, per il “Giorno della memoria”, nell’ambito della serata promossa dal locale circolo del Partito Democratico. Lo scopo principale della serata è stato quello di conoscere e riflettere, per non dimenticare i fatti, le sofferenze e le responsabilità.
Dopo l’introduzione di Marco Del Negro, segretario di circolo, che ha posto l’accento sui pericoli cui vanno incontro le nuove generazioni, vittime di una disinformazione strumentale agli interessi di pochi governanti corrotti, hanno preso la parola i professori Ferruccio Tassin, deputato della Deputazione di Storia Patria per il Friuli, ed Alessandra Kersevan, studiosa dei problemi connessi con il sistema dei campi di concentramento fascisti, autrice ed editrice di numerosi lavori su questi temi.
Tassin ha non solo posto l’attenzione sul campo di concentramento fascista di Visco (febbraio-settembre 1943), ma ha bensì toccato numerosi aspetti di storia del confine, illustrando soprattutto i danni incalcolabili provocati dal nazionalismo e proseguiti nella folle avventura fascista di occupazione della Jugoslavia. Alessandra Kersevan, con l’ausilio di numerose immagini, foto e documenti, ha spiegato i caratteri distintivi della occupazione italiana della Jugoslavia, culminati con gli eccidi, le deportazioni, i tentativi di pulizia etnica, soffermandosi, in particolare, sui campi di concentramento sorti ad Arbe (isola di Rab, nell’attuale Croazia) ed a Gonars.
I relatori sono stati concordi nel constatare come l’Italia non abbia ancora fatto i conti con questa pagina nera della propria storia, evidenziando, al contrario, come sia in atto un tentativo di minimizzare, o peggio, dimenticare. Per questo, gli stessi hanno auspicato che la politica si prenda in prima persona responsabilità finora mai assunte in maniera esplicita; si è constatato infatti come, nel cuore del campo di concentramento di Visco, ancora praticamente intatto, ma colpevolmente e volutamente lasciato scivolare verso il degrado e le distruzione, ci siano gli spazi per un centro di documentazione che possa rispondere ad una urgente necessità di approfondimento. La stessa Presidenza della Repubblica è intervenuta presso la Presidenza della Regione, ma risposte, ancora non ci sono state.
Nel corso della serata, grazie a Guido Sut, studioso della storia delle locali comunità paesane, sono emersi i contorni ancora non ben delineati, per mancanza di documenti, di un campo di internamento per Jugoslavi anche a Villaorba. Tale testimonianza, a parere dei relatori, fa emergere ulteriormente la necessità di approfondire lo studio e l’analisi di certi intrecci, riscoprendo per esempio le conclusioni cui è giunta la Commissione di storici italo-sloveni, diffusa in Slovenia ma ignorata in Italia, dove quel poco che si conosce è il prodotto della buona volontà di qualche associazione.

Giorno della memoria – 27 gennaio 2011

Il circolo del PD di Basiliano organizza una serata di riflessione per non dimenticare fatti, sofferenze e responsabilità.
Incontro in occasione della
GIORNO DELLA MEMORIA

GIOVEDI’ 27 GENNAIO
Ore 20.30
Sala conferenze di Villa Zamparo
Via Roma – Basiliano

INTRODUZIONE

Marco Del Negro

INTERVERRANNO

Alessandra Kersevan
“Il campo di concentramento di Gonars”

Ferruccio Tassin
“Il campo di concentramento di Visco”

Guido Sut
“Il campo di concentramento di Villaorba”

 

in allegato la locandina dell’evento

locandina-volantino giorno della memoria 2011

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